È un bisogno fondamentale dell’essere umano esprimere le proprie emozioni e desideri e soddisfare la ricerca di senso delle esperienze che gli accadono. Ciò che non riusciamo ad esprimere viene infatti spesso somatizzato dal corpo, che si ammala. L’espressione personale contribuisce invece al mantenimento di una vita serena e in salute” (D.ssa E. Cristina).

È questo l’intento di “Scriversi con Cura” di Insieme per l’Hospice di Magenta ODV, un ciclo di incontri, in partenza a novembre, tenuti dalla psicologa Elena Cristina e dalla musicista clinica Silvia Maserati sull’utilizzo della scrittura espressiva per elaborare il proprio vissuto personale. “L’idea nasce” - ci racconta la Presidente ODV Daniela Carnaghi - “ascoltando i familiari che cercano informazioni sull’Hospice e sulle Cure Palliative. Nelle loro parole emerge la fatica di accompagnare i loro cari nella malattia, e la ricerca di un’ancora. Rispondere a questi bisogni è il quesito più difficile e mi viene sempre in soccorso l’arte. Sono fervida sostenitrice della capacità terapeutica delle arti: scrittura, musica, pittura... riempiono lo spirito di speranza, di quella speranza che aiuta ad andare avanti”. Il progetto, in sinergia con gli enti sanitari territoriali e i volontari dell’associazione, è pensato proprio per i caregiver - coloro che si prendono cura di familiari fragili -, che sono esposti al rischio di soffrire della “sintomatologia caregiver burden”. Cosa significa caregiver Burden? E. Cristina: Burden significa fardello. È il carico non solo oggettivo dell’assistenzialismo - l’assistere il corpo malato - ma anche emotivo, nello stare vicino ad una persona che soffre e avere grandi responsabilità di cura nei suoi confronti. Il caregiver spesso si identifica col suo ruolo, e fatica a staccare la mente dall’accudimento. Deve inoltre coniugare questo ruolo con altri ruoli sociali e situazioni di vita. Può essere perciò attraversato da ansia, angoscia, senso di colpa, frustrazione, depressione.. che possono riversarsi più o meno consapevolmente nella relazione di cura che rischia di essere percepita come una gabbia che sottrae tempo alla propria vita. Ne consegue un tentativo di repressione degli stati emotivi “negativi”, la difficoltà di accogliere questi vissuti e una scarsa accettazione di se stessi.

Come ci viene in aiuto la scrittura terapeutica? La scrittura aiuta a narrare ed esprimere l’indicibile. Ciò è noto fin dall’antichità, ma è da qualche decina d’anni che il valore terapeutico è comprovato nella comunità scientifica. Il senso a livello terapeutico è dare espressione ai vissuti complessi che non vengono percepiti, proteggendoci dai rischi dell’inibizione. La scrittura ci concede uno spazio in cui lasciar uscire questi vissuti, trovando forma per esprimerli e libertà interiore per gestirli. Questo processo di accettazione del nostro umano limite è il punto di partenza per riprendere il filo e guardare la realtà in una cornice di pensiero più libera e funzionale, che ci aiuta a trovare spazio per soluzioni più creative per prenderci cura di noi e degli altri.

Come la narrazione incontra la musica? S. Maserati: L'uso della musica abbinata alla narrazione ha radici antropologicamente fondate, e rimanda alle funzioni sociologiche e pedagogiche del mito. La musica rappresenta un sistema simbolico alternativo al linguaggio, in grado di veicolare significati, attivando processi esperienziali orientati non ad un significato univoco, bensì ad una significanza polisemica, cioè ad un "potenziale di significato", che la persona è in grado di fare proprio, superando i limiti del linguaggio verbale, e entrando in contatto con stati interni profondi. Progetto gratuito per coloro che assistono un familiare malato. Per info e iscrizioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel. 3402619005

Stefania Balzarotti

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